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| Bimbo in coma in seguito ad un intervento, l'ospedale pagherà un vitalizio |
| Bambini - Articoli |
Scritto da Angela Messina
Lunedì 25 Giugno 2012 09:36
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Il tribunale civile di Trieste con una sentenza depositata il 29 maggio e notificata alle parti all’inizio del mese di giugno, che è destinata a fare giurisprudenza, per mezzo del giudice del foro giuliano, Riccardo Merluzzi, ha condannato il Burlo Garofolo di Trieste a versare ad un bambino, rimasto in stato vegetativo in seguito ad un intervento, a titolo di danno patrimoniale, 1.500 euro al mese sotto forma di rendita vitalizia a decorrere dal venticinquesimo anno d’età.Verso la fine dle 2007 un bambino di appena un anno e mezzo, veniva operato per un ascesso retrofaringeo, un accumulo di pus nella zona posteriore della gola che gli impediva di deglutire e respirare bene e che dunque doveva essere rimosso. ![]() Qualcosa però, in quell’intervento potenzialmente banale, è andato storto e l’operazione, che doveva restituire al bambino una vita normale, si è invece trasformata in una tragedia. Dalla sala operatoria dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, il piccolo è uscito in stato vegetativo permanente e da allora, oggi ha sei anni, non può né muoversi né parlare. Per la giustizia si è trattato di un errore medico. Il tribunale ha pure riconosciuto un cospicuo danno non patrimoniale alla famiglia, dovendo questa farsi carico dell’onere di garantire continua assistenza al figlio, quantificato in 2,5 milioni di euro, che verranno liquidati in una soluzione unica salvo per i 250 mila euro già anticipati. Per la giustizia italiana questa è la prima sentenza del genere ed è arrivata al termine di un’accurata attività d’indagine mirata a ricostruire l’accaduto e a verificare l’esistenza o meno di un errore da parte dei medici. Errore che, secondo l’esperto di medicina legale e rianimazione cui si è affidato il giudice del foro di Trieste, c’è stato e sarebbe da imputarsi alla condotta colposa dell’anestesista, il quale ha proceduto alla precoce rimozione del tubo tracheale al termine delle manovre chirurgiche senza valutare appieno la complessità e i rischi della situazione. Il sangue, a causa dell’errore, non sarebbe arrivato al cervello del piccolo, causandogli danni permanenti. |
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