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Il ragazzino conteso di Cittadella è stato affidato alla madre
Bambini - Articoli
Scritto da Letizia Perugia     Giovedì 21 Marzo 2013 13:40    PDF Stampa E-mail
adolescentiRicordate il bimbo conteso di Cittadella al centro di un'accesa controversia tra i genitori? La triste storia del bambino conteso di Cittadella e portato via coercitivamente dalla polizia e dal padre dopo la decisione del giudice di affidare il minore proprio a quest'ultimo. La Suprema corte accoglie il ricorso della madre che si è presentata a casa dell'ex marito.

La decisione della Suprema Corte attribuisce un difetto di motivazione nella decisione dei giudici d'appello. Rimanda al tribunale di secondo grado il processo e rappresenta per la mamma del bimbo conteso di Cittadella una prima vittoria. La donna non ha atteso nemmeno un secondo: annullato l'appello sono infatti valide le misure emesse in primo grado, nelle quali era previsto che il piccolo stesse con lei.

Bimbo Conteso di Cittadella
Mercoledì sera la donna, assieme ad avvocato e familiari, si è presentata davanti alla casa protetta di Padova in cui si trova il bambino per ordine del giudice e per scelta del papà. La donna ha presidiato l'entrata della struttura per ore chiedendo di potersi portare a casa suo figlio.

La signora è stata fatta entrare ma, una suora le ha detto che il piccolo non si trovava lì ma stava con il padre a casa sua. La donna allora si è quindi presentata nel quartiere dell'Arcella dove abita l'ex marito, e si è piazzata sotto casa sua.

Secondo la donna, l'ex coniuge ha richiuso subito la porta, ma il bambino ha sentito la sua voce ed è uscito dalla casa, salendo nella sua macchina. Diversa è la versione dell'uomo, che afferma di aver preso la decisione di lasciarlo andare per non turbarlo e per non ricadere nelle stesse scene di tre mesi fa.

Gli ha messo giubbetto e berretto al bambino, e gli ha spiegato che si sarebbero visti presto e, con tutta la calma e la serenità di cui quel bimbo ha bisogno, lo ha consegnato alla mamma senza discussioni, assicurandosi che, per quanto previsto dai giudici di primo grado, sia messo nelle condizioni di vedere il bambino con regolarità, in attesa del nuovo appello.

La madre ha riferito all'Ansa che le parole del piccolo sono state "Mamma riportami a casa, voglio che finisca questo incubo". Secondo l'agenzia Ansa, il bambino tornerà nella scuola di Cittadella da dove era stato prelevato a forza nell'ottobre 2012.

Lo ha confermato anche la madre, sostenendo che la scuola ha già dato il nulla osta. Può tornare nella sua classe quando vuole. Nei mesi scorsi, quando era nella casa-famiglia, il ragazzino che compirà 11 anni ad aprile, era stato inserito in una scuola elementare di Padova.

Questa è la prima volta che la Cassazione si è pronunciata sulla "Pas", la sindrome da alienazione genitoriale di cui il bambino sarebbe stato vittima. L'Italia si è messa in pari con gli altri paesi europei, che non riconoscono la validità scientifica di questa presunta sindrome.

La sindrome da alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome) è una controversa e ipotetica dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard Gardner, si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori, non adeguatamente mediate.

La PAS è oggetto di dibattito ed esame, sia in ambito scientifico che giuridico, fin dal momento della sua proposizione nel 1984. Essa non è, infatti, riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale. Adesso toccherà alla Corte d'Appello di Brescia pronunciarsi, ma questa volta sarà sentito anche il ragazzino che, come è giusto, sentirà qual è la sua volontà.
 

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