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Il rapporto tra mamma e figlio maschio: unico, ma con insidie nascoste
Bambini - Articoli
Scritto da Letizia Perugia     Mercoledì 27 Marzo 2013 15:09    PDF Stampa E-mail
mamma e bebèIl rapporto di una donna con il figlio maschio è unico, nasconde però delle insidie: se mal gestito può diventare morboso con conseguenze negative sia per la mamma sia per il bambino. Maria Malucelli, docente di psicologia clinica, specialista in psicoterapia cognitiva dell'età evolutiva, spiega come evitare che succeda. Ogni madre si è sentita dire questa magica frase dal suo bambino: "Mamma tu sei la più bella del mondo" perché tra tutte le mamme e i loro figli maschi c'è un legame speciale. La madre è per il bambino il primo oggetto d'amore e la prima immagine della donna.

Maria Malucelli, spiega che tra figlio maschio e madre c'è un rapporto unico e speciale che è legato all'attrazione dei sessi contrari. La situazione è naturale e biologica e che innesta nella relazione madre-figlio un comportamento seduttivo da parte della madre, accolto con piacere dal figlio che lo legge come una presenza costante. Il rapporto sarà speciale anche con la figlia femmina ma, più tardi (intorno ai 5 anni) ed è determinato dal modeling (esigenza della bambina di prendere come modello la figura femminile materna).

Mamma E Figlio maschio
Bisogna però stare attente ed evitare di esagerare nel godersi l'unicità di questo rapporto. Si rischia infatti la morbosità quando l'amore della madre verso il figlio impedisce lo sviluppo delle varie tappe evolutive: da 0 a 2 anni impedisce la socializzazione, da 2 a 4 anni vanifica la capacità di giocare da solo e usare la fantasia, dai 4 ai 7 castra il modeling con la figura paterna o maschile in generale su cui il bambino deve modellare la sua personalità.

Dai 7 agli 11 limita l'esplorazione del mondo e dai 12 anni in poi impedisce la cosiddetta de-satellizzazione, ovvero la libertà di trovare all'esterno altre figure di riferimento. Gli effetti indesiderati di un rapporto madre-figlio distorto sono diversi, il più eclatante è quello che compare dai 10 anni in poi.

Si manifesta un sentimento di rabbia verso la figura materna che diventa troppo ingombrante, i figli maschi iniziano a evitare qualunque tipo di contatto fisico o coccole. Questo perchè anticipano il bisogno di un distacco fisico ed emotivo-affettivo mostrando grande insofferenza verso la madre, ma ciò avviene a loro discapito perché a 10 anni si ha ancora bisogno del contatto affettivo con la mamma.

Può verificarsi anche la situazione contraria: il bambino non si rende conto che ha la capacità di stare da solo per cui prolunga la dipendenza verso la madre e la situazione peggiora se lei lo asseconda. Nella fase dell'età pre-scolare ci sono degli errori tipici che una madre può commettere con il figlio maschio: fino ai 5 anni ha bisogno di confrontarsi con i propri simili perché così nasce la coscienza.

La madre non deve tenerlo chiuso nella famiglia, ma anzi cercare di agevolare, anche prima dell'inizio della scuola materna, la socializzazione con gli altri bambini. Non è giusto continuare a trattarlo come se fosse sempre piccolo, bisogna incoraggiare la sua autonomia. Un bambino anche con meno di 5 anni può riuscire a vestirsi e mangiare da solo. Inoltre se lo lasciamo dormire con noi, nel lettone, creiamo un problema di intimità irrisolta e una dipendenza corporea che si porterà dietro per sempre.

L'adolescenza spesso cambia le cose e trasforma il più amorevole bambino in un alieno che la madre non riconosce più. Se il figlio maschio ha avuto un rapporto privilegiato con la madre, quasi sempre avrà una difficoltà di modeling: se non ha avuto un modello maschile a cui ispirarsi, non saprà ben identificarsi e come reazione inconsapevole crea un distacco dalla figura materna con più rabbia. Questo perchè non ha nessuna figura maschile con cui prendersela.

La cosa migliore da fare è che la madre spieghi al figlio che se non c'è papà non è colpa di nessuno, ma deve anche riconoscere che in adolescenza la ribellione del figlio è una forma di apprendimento, offrendosi come base sicura per esprimere emozioni negative.

La cosa sbagliata è non riconoscere la ribellione e insistere su un bisogno di attaccamento che il figlio deve superare. Ad un certo punto bisogna lasciarlo andare, una volta adulto e non sempre accade a 18 anni, ma se c'è una richiesta va assecondata. L'errore sta nel non saper leggere il suo bisogno di indipendenza. Amare un figlio significa anche sapere quando lasciarlo andare, anche se non è facile.
 

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