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I geni collegati all'autismo promuovono una maggiore intelligenza
Bambini - Articoli
Scritto da Letizia Perugia     Giovedì 12 Marzo 2015 08:52    PDF Stampa E-mail
bimbo genioDa sempre c'era il sospetto che autismo e intelligenza potessero essere strettamente legati, come nel film "Rain Man", è possibile che le capacità mentali di chi è affetto da questa patologia siano superiori.
 
I geni collegati all'autismo sono gli stessi che promuovono una maggiore intelligenza: è quanto emerso da uno studio del Queensland Institute for Medical Research, pubblicato sulla rivista "Molecular Psychiatry". 
 
Autismo2

Dai risultati è infatti emerso che i fattori genetici, che giocano un ruolo determinante nell'autismo, sono associati con capacità mentali più elevate nelle persone che non hanno sviluppato la malattia. 
 
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato il Dna di quasi 100 mila persone che vivono in Scozia, i partecipanti sono stati poi sottoposti a una serie di test per misurare l'intelligenza. 
 
Coloro che presentavano varianti genetiche legate all'autismo hanno ottenuto punteggi lievemente superiori ai test, rispetto a coloro che non avevano questi geni, alle stesse conclusioni è arrivato uno studio gemello australiano condotto su 921 adolescenti. 
 
Quale sia la natura della relazione tra autismo e intelligenza non è ancora chiara, hanno ricordato i ricercatori, anche se il 70% delle persone affette da autismo presentano anche una disabilità mentale, alcune persone autistiche possono avere una maggiore intelligenza non verbale. 
 
Questa forma di intelligenza serve a risolvere problemi complessi utilizzando capacità di ragionamento che richiedono uno scarso o nessun utilizzo del linguaggio, che risulta compromesso in chi soffre di autismo. 
 
I risultati mostrano che la variazione genetica che aumenta il rischio di sviluppare l'autismo è associata a migliori capacità cognitive nei soggetti non autistici, ha dichiarato Toni-Kim Clarke, autore dello studio. 
 
Cominciare a capire l'impatto sul cervello delle varianti genetiche associate all'autismo, può aiutare gli studiosi a capire meglio la natura dell'intelligenza autistica. 
 
Recente è anche la creazione di una scala per monitorare i progressi delle terapie utilizzate con i bambini autistici fin dalla primissima infanzia, per trasmettere e condividere i risultati con altri professionisti, valutare la qualità dell'attaccamento di questi alle figure di riferimento e ottenere la storia di ogni genitore/accompagnatore. 
 
Ad inventare questa scala è stata Stella Acquarone, direttrice del Parent Infant Clinic e della School of Infant Mental Health di Londra, si chiama Pre-autistic Behaviour Scale e sarà presentata per la prima volta in Italia nel corso della due giorni sull'autismo promossa a Roma dall'Istituto di Ortofonologia (IdO) il 21 e 22 marzo, nell'Aula magna dell'Istituto comprensivo Regina Elena. 
 
La scala viene somministrata per rilevare i segni dell'autismo nei bambini dai 0 ai 4 anni e valutare gli interventi precoci messi in atto.
  
Darà la possibilità alla psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico per l'infanzia e l'età adulta di delineare ai partecipanti quali sono i segni precoci dell'autismo, il funzionamento della scala e il suo utilizzo, al fine di rilevare i primi segnali del comportamento autistico e valutare i progressi nel trattamento. 
 
L'autismo è un disturbo dello sviluppo dell’organizzazione cerebrale la cui incidenza è in costante aumento, colpisce circa un nuovo nato su 150, soprattutto maschi (con un rapporto di 4:1). 
 
Autismo è un termine non corretto per descrivere l’eterogeneità di questa patologia, soprattutto secondo la nuova, quinta, edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm V), il manuale di riferimento per tutti i disturbi riguardanti la sfera della salute mentale. 
 
Sono raccolte sotto il nome di Disturbi dello spettro autistico tutta una serie di patologie che prima erano divise in cinque diverse categorie: disturbo autistico, sindrome di Asperger, Sindrome di Rett, disturbo disintegrativo della fanciullezza e al disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato. 
 
A partire da questa diagnosi generale di Disturbo dello spettro autistico, il Dsm V fornisce numerosi indicatori come la gravità dei deficit socio-comunicativi, le competenze linguistiche, la presenza e tipologia dei comportamenti ripetitivi, di ritardo mentale, di patologie correlate, ecc.
 
Anche se questi disturbi serbano ancora molti segreti per la medicina, grazie a numerosi studi e ricerche oggi se ne conosce molto, ed è stata messa a punto una serie di strumenti che permettono miglioramenti anche significativi. 
 
Purtroppo ancora permangono una serie di falsi miti, convinzioni e pregiudizi che rendono più difficile la vita di chi ha un Dsa. 
 
Le persone autistiche riescono a provare e riconoscere tutte le emozioni di base (felicità, tristezza o rabbia), ma hanno invece maggiori difficoltà con quelle più complesse come vergogna o imbarazzo. 
 
Questo anche a causa del fatto che hanno una diversa capacità di mentalizzare, ovvero di attribuire stati mentali all'altro: intuire cosa desidera, pensa o prova l’altro. 
 
Molti hanno un’effettiva difficoltà ad esprimersi verbalmente, che in alcuni casi non viene mai recuperata, e che porta a pensare che non provino essi stessi emozioni: questo è falso e alla fine molti trovano altri modi per esprimere quello che provano.
 
Le persone con un Dsa hanno un deficit nella capacità di stabilire interazioni sociali reciproche e generalmente, almeno per parte del tempo, sono poco motivati all'interazione. 
 
 

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