Quando la diversità diventa un pregio: Wonder, un libro da leggere tutto d'un fiato!
Bambini - Articoli
Scritto da Serena Cellotto     Mercoledì 09 Settembre 2015 11:49 Stampa
LibriWonder, romanzo della scrittrice R. J. Palacio - pseudonimo di Raquel Jamillo, è un romanzo “che non ti aspetti”, perché da una prima rapida (e superficiale forse) occhiata alla copertina, potrebbe sembrare destinato esclusivamente a un pubblico giovane; attenzione, sbagliereste a pensarla così. Infatti ha conquistato il cuore di milioni di lettori, grandi e piccini (sì, stavolta è proprio il caso di dirlo!).
 
È un racconto intenso, dalla trama lineare ma altrettanto coinvolgente; con un linguaggio semplicissimo e una sintassi molto regolare, proprio per questo comprensibile a tutti, riesce a toccare l’animo di ognuno di noi, anche dei più duri, stimolando a riflettere sulle proprie azioni e invitando a “scegliere sempre la gentilezza”. E, a parer mio, c’è davvero tanto bisogno di gentilezza nel mondo di oggi..
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È la storia di un ragazzino, Auggie, che a poco a poco trova il suo posto nel mondo, con fatica ovviamente, ma con quella tenacia e quell’ironia che dovrebbero essere un modello per tutti, soprattutto per chi ha la fortuna di non avere “veri disagi”, ma si crea problemi inutili. E August questo lo sa bene: è un ragazzo normale, sì, ma a differenza degli altri bambini ha una faccia un po’ particolare, singolare sicuramente.
 
Con quel disagio lui deve imparare a convivere, perché con il volto deforme è nato, affetto da una rara malattia congenita che comporta una completa alterazione della fisionomia della testa, in particolare del volto, la Sindrome di Treacher-Collins. Per i primi dieci anni della sua giovane vita rimane protetto nella sua meravigliosa famiglia, istruito e reso consapevole della sua diversità, ma proprio per questo amato a dismisura.
 
Una svolta però spetta al giovane August: affrontare per la prima volta la scuola e soprattutto l’incontro con “gli altri”. E così ci racconta la sua esperienza, giorno per giorno, piangendo spesso, cadendo qualche volta, ma rialzandosi sempre e non mollando mai, perché lui si sforza di vedere il lato buffo delle cose, sempre. Ed è strabiliante -come appunto dice il titolo- come riesca con quel suo modo infantile, ma non banale, a mantenere il racconto sul filo della commozione, conferendo grande pathos a quello che narra.
 
Si rimane increduli, pagina dopo pagina, di fronte alla forza di questo ragazzino, dei suoi genitori, della sorella, che sembra andare oltre le nostra capacità di comprensione. La scrittrice infatti presenta anche i diversi punti di vista degli altri personaggi, in modo tale da fare una descrizione a 360° delle reazioni a catena che si innescano quando si hanno persone care affette da simili “disturbi”.
 
Ed ecco che un racconto che sembrava adatto solo ad adolescenti, tocca temi caldi e importanti come il bullismo, la paura del “diverso”, l’amicizia, la famiglia, la ricerca del sé, la difficoltà di accettarsi e quindi relazionarsi nella società odierna e il ruolo fondamentale della scuola nella formazione di un essere umano. 
 
“ ..So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro. Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali tra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.. ”
 
 

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