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Anoressia: se precoce aumenta la possibilità di guarigione
Bambini - Articoli
Scritto da Letizia Perugia     Lunedì 05 Ottobre 2015 17:05    PDF Stampa E-mail
anoressia logoI disturbi del comportamento dell'alimentazione come anoressia e bulimia negli ultimi anni hanno registrato una crescita nella diffusione, ma anche nell'esordio.
 
Si registra infatti un abbassamento dell'età, fino agli 8/9 anni, questo dato, da un lato preoccupa, dall'altro invece è stato scoperto che se l'esordio è precoce aumenta anche la possibilità di guarigione, fino al 50% viene curato completamente. 
 
Anoressia bmbina

Questo è quanto risulta da uno studio dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che precisa le forme più gravi di questi disturbi colpiscono rispettivamente circa lo 0,9% e l'1,5% di giovani e giovanissimi e tra le malattie psichiatriche sono le sindromi che fanno registrare il più alto tasso di mortalità. 
 
Il motivo della maggiore diffusione, può essere sia l'abbassamento dell'età puberale sia alla massiccia esposizione a modelli detti "adultizzanti". 
 
I bambini sono bombardati da stimoli che contribuiscono a sostenere un'immagine di magrezza eccessiva sostanzialmente irraggiungibile. 
 
Quando questi stimoli si intrecciano con una personalità già insicura o arrivano in una particolare fase evolutiva possono incidere sull'insorgenza del disturbo, a spiegarlo è Valeria Zanna, Psichiatra dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. 
 
Al contrario di quello che comunemente si pensa, anoressia e bulimia non colpiscono solo il genere femminile, ma anche quello maschile: il rapporto è di circa 9 a 1, ma il numero dei maschi, soprattutto in età prepuberale, è in aumento. 
 
Nel caso dell'anoressia nervosa il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso, negli ultimi anni si è registrato anche un aumento dei casi di bulimia e di disturbo da alimentazione incontrollata. 
 
Quest'ultimo, viene chiamato anche bingeeating, interessa circa 3,5% di ragazzi e ragazze, nel 40-50% dei casi, quando il trattamento si basa sulle indicazioni delle linee guida internazionali ed è condotto da una équipe multidisciplinare integrata, la guarigione è completa. 
 
La percentuale aumenta nei casi a esordio precoce, ciò accade perché, quanto prima si presenta il problema, tanto più è facile intervenire con programmi terapeutici intensi, quotidiani, prosegue Zanna, che coinvolgano anche i genitori.
 
Un'estrema attenzione per il regime alimentare e l'alterata relazione con il cibo siano manifestazioni centrali di questi disturbi, la letteratura scientifica ha evidenziato che non esiste un rapporto di causalità tra cibo e malattia, ma che la genesi è multifattoriale: predisposizione genetica, tratti di personalità che tendono al perfezionismo, attitudine al controllo ossessivo e fattori familiari concorrono all'origine del problema. 
 
La cura non si basa sul monitoraggio alimentare e sul disagio emotivo sottostante, all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Centro di riferimento nazionale per il trattamento dei disturbi psichiatrici in età pediatrica, il percorso terapeutico è affidato a una équipe multidisciplinare composta da medici, psichiatri, psicologi e nutrizionisti.
 
Il termine anoressia si riferisce a situazioni di restrizione alimentare volontaria che portano a mantenere cronicamente il peso corporeo a valori di oltre il 15% inferiori rispetto a quelli ritenuti normali per una persona di una determinata età e di una data altezza. 
 
Chi soffre di anoressia può arrivare anche a stati di malnutrizione così estremi da risultare pericolosi per la vita e da richiedere il ricovero ospedaliero con alimentazione forzata.
 
Nel 95% dei casi l'anoressia interessa adolescenti e giovani donne, ma il disturbo può presentarsi anche più precocemente (già nell'infanzia).
 
Molti pazienti affetti da anoressia sono intelligenti ordinati, precisi al limite del perfezionismo e tendenzialmente compulsivi, chiedono molto a loro stessi, ponendosi modelli di carriera e di successo molto elevati; sono spesso insoddisfatti delle proprie prestazioni e, in genere, presentano una bassa autostima. 
 
Nella maggior parte dei casi appartengono a classi sociali medie o elevate. La gravità dell'anoressia può variare molto da persona a persona e nei diversi momenti della vita, risultando lieve in alcuni pazienti ed estremamente severa in altri. 
 
Dopo la prima remissione, sono sempre possibili ricadute più o meno durature, soprattutto in corrispondenza di periodi particolarmente critici o stressanti sul piano personale, familiare o professionale. 
 
La probabilità di ottenere una guarigione definitiva, oltre che alla gravità del quadro psicologico e clinico iniziali, è legata alla precocità e all'adeguatezza degli interventi.
 
Riconoscere precocemente e prevenire l'instaurarsi di un'anoressia conclamata può non essere semplice per i genitori, anche se alcuni segnali tipici possono aiutare a intervenire prima che il peso corporeo sia drasticamente ridotto.
 
I primi campanelli d'allarme sono: una preoccupazione francamente eccessiva per il peso corporeo (anche in soggetti già magri o in modestissimo sovrappeso), la limitazione dell'assunzione di cibo per cercare di dimagrire soltanto di qualche chilo. 
 
La preoccupazione e l'ansia riguardo al peso e alla dieta da seguire per tenerlo sotto controllo aumentano progressivamente (i chili persi sono ormai molti e si è vicini al deperimento), rifiuto di ascoltare le raccomandazioni e i consigli di genitori e amici riguardo alla necessità di nutrirsi in modo adeguato, negazione del disturbo sono due fenomeni tipici della fase iniziale della malattia (che a questo punto è, però, ormai conclamata). 
 
Altre alterazioni caratteristiche sul piano fisico e metabolico comprendono anche la scomparsa delle mestruazioni (amenorrea), l'aumento della peluria (lanugine diffusa), la riduzione del desiderio sessuale, l'intolleranza al freddo, la comparsa di gonfiori, la pressione bassa e la diminuzione dell'attività della tiroide. 
 
Il persistente stato di denutrizione con il tempo altera le capacità stesse di assorbimento intestinale dei nutrienti, innescando un circolo negativo che peggiora il deperimento e che può essere ulteriormente aggravato dalla perdita di proteine attraverso i reni (proteinuria). 
 
Un aspetto importante da sottolineare è che l'anoressia non comporta una reale perdita dell'appetito, i pazienti continuano a percepire lo stimolo della fame e sono ossessionati dal pensiero del cibo. 
 
Rimuginano a lungo su alimenti ammessi e proibiti, diete e calorie, accumulano, nascondono e gettano il cibo nella spazzatura, collezionano ricette, preparano pasti elaborati e abbondanti per altre persone, senza assaggiare nulla, soprattutto in presenza di altri, mentono sui propri comportamenti legati al cibo. 
 
La metà delle persone che soffrono di anoressia sperimenta abbuffate periodiche, seguite dall'eliminazione del cibo ingerito con il vomito autoindotto, dall'uso di lassativi e diuretici o dalla pratica di un'attività fisica molto intensa per smaltire le calorie introdotte.
 
 

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