Antibiotici: consumo eccessivo aumenta la resistenza dei batteri
Benessere - Articoli
Scritto da Martina Paolucci     Lunedì 21 Novembre 2011 11:20 Stampa
Aumenta la resistenza dei batteri agli antibioticiQuando le nonne si lasciano sfuggire il solito consiglio da frase fatta "non prendere troppe medicine", forse andrebbero ascoltate. La dimostrazione giunge dal rapporto di sorveglianza dell'Ecdc e dell'Istituto Superiore di Sanità. 

Questo rapporto, infatti, mostra come la resistenza agli antibiotici, tanto in Italia quanto nel resto d'Europa, sia aumentata drasticamente, probabilmente proprio a causa di un ricorso sregolato al medicinale prima che a riposo, attenzione e, magari, rimedi d'un tempo.

Aumenta la resistenza dei batteri agli antibiotici
Nella Giornata europea degli antibiotici, che cade proprio oggi, la questione viene fatta emergere, affinchè tutti capiscano la potenziale pericolosità di questo atteggiamento. In Italia, spiegano gli esperti, sono i batteri della famiglia di Klebsiella pneumoniae i più diffusi, reperibili nella mucosa respiratorio e nell'intestino. Questi sono responsabili di leggere infezioni delle vie respiratorie e urinarie, ma se sviluppano reale resistenza agli antibiotici possono diventare, invece, un serio problema.  

L'aumento della resistenza di questi batteri sarebbe dovuto al crescente utilizzo dei farmaci della famiglia carbapenem, studiati per essee utilizzati in ultima istanza, per casi molto resistenti tanto da richiedere il monitoraggio o il ricovero ospedaliero. Nel 2009 questi batteri resistevano agli antibiotici nell'1,4% dei casi, ma già un anno dopo la percentuale era aumentata al 16%. Per il 2011, si stima già un ulteriore aumento dell'ordine dei 10 punti percentuali in media, resistenza che varia da struttura a struttura, dal 19% al 28%.

Bisognerà, forse, fare un passo indietro, perchè l'inefficacia di questo gruppo di antibiotici potrebbe rendere molto difficile la vita di medici e pazienti, le cui possibilità di guargione si vanno a restringere significativamente a causa della mancanza di altri antibiotici altrettanto efficaci. Un problema da non sottovalutare, dunque, anzi da monitorare e contrastare.
 

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