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La sanità italiana è troppo cara: 9 milioni di persone non si curano
Benessere - Articoli
Scritto da Carmela Pelaia     Lunedì 11 Giugno 2012 08:30    PDF Stampa E-mail
ricerca_medicaLa sanità è negata a 9 milioni di italiani. Frena la spesa pubblica, esplode la spesa privata (+25,5% negli ultimi dieci anni). Chi non può pagare di tasca propria rinuncia alle prestazioni.

Questo è quanto emerge dalla ricerca Rbm Salute- Censis, promossa in collaborazione con Munich Re, sul ruolo della sanità integrativa, presentata al Welfare Day. Più di 9 milioni di italiani dichiarano di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno per ragioni economiche.

La sanità italiana è troppo cara: 9 milioni di persone non si curano
 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni vivono in coppia con figli, 4 milioni risiedono nel Mezzogiorno. Il 77% di coloro che ricorrono al privato lo fa a causa della lunghezza delle liste d'attesa. La sanità complementare in Italia è un universo composto da centinaia di fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti, che svolgono un ruolo ampiamente sostitutivo e colmano i vuoti dell'offerta pubblica.

Tra le varie tipologie di fondi integrativi esistenti, sono i fondi aziendali, rispetto a quelli istituiti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garantire in misura maggiore la copertura anche alle famiglie degli iscritti (inclusi i più vulnerabili, minori e anziani). Per il Censis, è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare.

Negli ultimi dieci anni si è assistito a un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità. Si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007 al +2,3% del periodo 2008-2010. La flessione si registra soprattutto nelle regioni con piano di rientro, dove si è passati dal +6,2% all'anno nel periodo 2000-2007 a meno dell'1% di crescita media annua nel periodo 2008-2010. E di qui al 2015 è previsto un gap di circa 17 miliardi di euro tra le esigenze di finanziamento della sanità e le risorse disponibili nelle regioni.
 

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