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Nella Regione Lombardia una petizione per il diritto a partorire in casa
Gravidanza - Articoli
Scritto da Letizia Perugia     Lunedì 10 Febbraio 2014 10:11    PDF Stampa E-mail
Parto logoIl parto in casa può essere effettuato solo dalle donne in ottime condizioni di salute, che hanno avuto una gravidanza serena e che non sono soggette a fattori di rischio, si tratta di un modo estremamente naturale per mettere alla luce un bambino: circondate dalle persone amate, hanno la possibilità di condividere con il neonato ogni minuto dalla sua nascita in poi. 
 
Oggi fare questa scelta, anche se la legge lo consenta, non è affatto facile: il fattore economico lo rende un privilegio per poche, per questo motivo un gruppo di ostetriche lombarde, facenti capo all’associazione il Cerchio di Maia, che ha lanciato una petizione per fare in modo che ogni donna abbia il diritto di scegliere dove partorire.
 
Parto In Casa

In alcune regioni italiane come Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Marche, e in province come Trento e Bolzano, è previsto un rimborso per le partorienti in casa. Mentre in regioni come la Lombardia, in cui le ostetriche di Cerchio di Maia lavorano, i futuri genitori si devono fare carico interamente dei costi, che di media si aggirano intorno ai 2000 euro.
 
Bisogna garantire la libertà di scelta alla donna circa i luoghi dove partorire e circa le modalità con cui tale evento debba svolgersi perché la maternità possa essere vissuta come fatto naturale, questo è ciò che recita l'articolo 1 della legge regionale n.16 del 1987 della Lombardia che, all'articolo 5, continua impegnando il consiglio regionale ad individuare le zone dove sperimentare il parto a domicilio e in casa maternità. 
 
A distanza di 26 anni, come affermano le ostetriche, le donne della Lombardia possono ancora partorire in casa solo se ne hanno le disponibilità economiche.
 
Con una lettera indirizzata all’Assessore alla Salute della Regione Lombardia Mario Mantovani, Cerchio di Maia chiede che questa situazione venga risolta, e fa notare come anche l'articolo 8 della convenzione Europea dei Diritti Umani stabilisca con la sentenza Ternovsky del 2010, che ogni donna dovrebbe avere il diritto di scegliere dove, come e con chi partorire, senza costrizioni o condizionamenti di tipo economico e sociale. 
 
Cerchio di Maia lancia l’appello per firmare questa lettera, che fino ad oggi ha raccolto già 10.000 firme. 
 
Diverse altre associazioni italiane si stanno mobilitando perché questa disomogeneità venga superata soprattutto perché costituisce una vera e propria discriminazione in quanto viola l'articolo 8 della convenzione Europea dei Diritti Umani. 
 
Esiste il bisogno urgente di riportare al centro la naturalità della nascita e il diritto della donna di autodeterminarsi facendo scelte informate, questo alla luce del fatto che in Italia frequentemente si ricorre al taglio cesareo e il fenomeno della medicina preventiva nell'assistenza alla persona sta assumendo dimensioni allarmanti senza generare benefici in termini di benessere di madre e figlio.
 
Per le nostre nonne partorire in casa era assolutamente normale, ma col passare degli anni, lo sviluppo economico e il miglioramento delle condizioni generali hanno offerto a tutte le donne la possibilità di accedere all’assistenza all’interno delle strutture ospedaliere, garantendo maggiore igiene e sicurezza. 
 
Oggi l’ospedalizzazione per il parto viene considerata sempre più una limitazione e sono sempre di più le donne che negli ultimi anni desiderano dare alla luce il proprio bebè tra le mura domestiche.
 
Quali sono i rischi del parto in casa? Uno studio effettuato su 24.000 donne ha dimostrato che il parto in casa è sicuro tanto quanto il parto in ospedale. 
 
Bisogna tener presente che le ostetriche che assistono le donne che decidono di partorire in casa sono professionalmente preparate e adeguatamente attrezzate per offrire tutta l’assistenza necessaria anche in caso di eventuali urgenze.
 
Possono partorire in casa solo le donne la cui gravidanza viene considerata “a basso rischio”: quelle situazioni in cui sia la mamma sia il futuro nascituro sono in perfetta forma fisica e non si siano verificate problematiche o complicazioni durante la gravidanza. 
 
Devono esserci anche alcuni fattori logistici: una distanza tra casa e ospedale non superiore a 30/40 minuti al massimo, poiché potrebbe comunque presentarsi l’evenienza di dover raggiungere una struttura ospedaliera.
 
I benefici del parto in casa quali sono? I suoi sostenitori affermano che un parto in casa avvenga in maggiore comfort e rilassatezza, nel calore e nell’intimità della propria famiglia, e che si evita poi il disagio del trasferimento dall’ospedale a casa.
 
Ci sono anche degli svantaggi: non si può effettuare l’epidurale, nel caso in cui sopraggiunga una problematica inaspettata per la mamma o per il bambino, bisognerà recarsi urgentemente in ospedale.
 
Se le condizioni di salute lo consentono, tutte le donne possono scegliere un parto in casa? No, solo chi può permetterselo economicamente ha libertà di scelta (il costo per il parto in casa è di circa 2.000-3.000 euro).
 
 

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