Il
25 Luglio 1978, a Oldham in Gran Bretagna nacque Loise Joy Brown, il
primo essere umano concepito fuori dal grembo materno:nove mesi prima
un ovocita era stato prelevato dalle ovaie della signora Brown, che non
riusciva a concepire a causa di una sterilità tubarica non trattabile
chirurgicamente, ed era stato messo in una coltura. Dopo che alla
coltura era stato aggiunto il liquido seminale del signor Brown, si era
formato un’ embrione che allo stadio di 3 cellule era stato trasferito
nell’utero della moglie.
Questa nascita eccezionale fu il frutto del
lungo lavoro di Robert Edwards e di Patrick Steptoe.
Dopo le prime nascite ,l’utilizzazione di questa tecnica detta FIVET (fertilizzazione in vitro e trasferimento embrionario) si è rapidamente sviluppata in tutto il mondo.
Nel 1985, secondo i dati pubblicati su una delle
più prestigiose riviste mediche che si occupano di riproduzione umana,
Fertility e Sterility, negli Stati Uniti furono trecentotrentasette i
bambini nati dopo un intervento di FIVET. Nel 1990 in numero delle
nascite dopo FIVET saliva a duemilatrecentoquarantacinque e nel 1993 a
seimilaottocentosettanta. Sempre negli Stati Uniti, nel 1990 erano
centottanta le strutture che eseguivano tecnologie riproduttive di
secondo livello, ma nel 1993 il loro numero era già arrivato a
duecentosettantasette. Anche in Europa vi fu un rapido sviluppo e
conseguente incremento delle nascite tramite FIVET e, dato abbastanza
sorprendente, questa tecnica venne acquisita abbastanza rapidamente
anche dai paesi in via di sviluppo. Nel 1994 erano più di trentotto le
nazioni in cui era presente un centro di applicazione di tecnologie
riproduttive e tra questi molti paesi asiatici, africani e dell’America
centro-meridionale. Attualmente la fertilizzazione in vitro è applicata
a livello mondiale anche se con un numero di cicli per abitante molto
variabile: da 2 cicli /anno per milione di abitanti del Kazakistan a
1600 cicli annui per milione di abitanti eseguiti in Israele.
Le indicazioni per questa tecnica si sono progressivamente ampliate. Messa a punto per superare alla sterilità di tipo meccanico , quando vi è un impedimento all’incontro degli ovuli e degli spermatozoi, come nei casi di sterilità tubarica oggi si utilizza in molte altre situazioni; quando vi è endometriosi o non sia diagnosticata chiaramente una causa. L’introduzione della diagnosi pre – impianto ha aperto la possibilità di identificare , attraverso tecniche di genetica molecolare, gravi patologie di cui l’embrione potrebbe essere affetto.
Le procedure per eseguire una FIVET sono oramai ben standardizzate ed i principi generali sono condivisi da quasi tutti i centri. Generalmente si procede con una induzione ovulatoria multipla e una soppressione della normale attività dell’ipofisi a cui segue un prelievo degli ovociti. Questi dovranno poi essere fecondati con gli spermatozoi opportunamente trattati e immessi nella medesima provetta in laboratorio quindi verranno osservati in coltura gli embrioni eventualmente ottenuti che, infine, si trasferiranno in utero. Questo trattamento dura quattro – sei settimane a seconda del protocollo utilizzato partendo dall'inizio del trattamento farmacologico fino al test di gravidanza.
In un ciclo mestruale fisiologico giunge a maturazione un solo ovulo alla volta. L'ovocita si trova all'interno del follicolo (cisti in cui matura l'ovulo) che cresce all'interno dell'ovaio grazie a stimolazione ormonale dell'ipofisi. Verso la metà del ciclo un aumento dell'ormone luteinizzante (LH) consente la maturazione e l'espulsione dell'ovulo che, a questo punto, è pronto per essere fecondato.
Lo
scopo dell’induzione della crescita follicolare multipla è di portare a
maturazione un giusto numero di ovociti. Questo permetterà di avere più
possibilità che una buona percentuale di questi si fecondino e si
trasformino in embrioni di buona qualità. Questa stimolazione
dell’ovaia si ottiene nella grande maggioranza dei casi con la
somministrazione di farmaci detti gonadotropine. Il dosaggio delle
gonadotropine prescritte dipenderà da una serie di fattori e sarà
quello ritenuto più adatto per la donna in trattamento e può subire
variazioni durante il ciclo a seconda degli effetti ottenuti. I
principali fattori che influenzano lo schema terapeutico sono: l'età,
la condizione delle ovaie e la risposta ad un precedente trattamento
ormonale.
Il controllo della stimolazione avviene tramite
ecografie per valutare sia le dimensioni dell’ovaia che il numero dei
follicoli che stanno crescendo e il loro diametro. Oltre all’ecografia
può venire eseguito anche un prelievo per il dosaggio degli estrogeni.
Il prelievo ovocitario viene eseguito sotto guida ecografica e
generalmente in anestesia locale oppure con una sedazione profonda per
non avvertire dolore o disagio durante questo piccolo intervento.
Attraverso la vagina si giunge, tramite un ago sottile, fino ai
follicoli presenti nell'ovaio, per aspirarne il liquido; il tutto si
svolge con controllo ecografico, seguendo una procedura sterile ed il
liquido follicolare così prelevato, viene raccolto in provette che
verranno immediatamente consegnate alla biologa per la valutazione
microscopica. Tutti i follicoli verranno svuotati ma non tutti
contengono un ovocita. Questo intervento è ambulatoriale, e quindi non
necessita di ricovero.
Dopo
il prelievo gli ovuli verranno conservati in un incubatore a 37° in
speciali terreni di coltura, per alcune ore prima dell'inseminazione
con il liquido seminale del partner precedentemente trattato per la
fertilizzazione in vitro. Gli ovuli e gli spermatozoi, insieme,
verranno lasciati per tutta la notte in laboratorio ed osservati il
mattino seguente. L’osservazione evidenzia se vi è stata la
fertilizzazione e cioè se il patrimonio genetico paterno è
evidenziabile nella cellula uovo che a questo punto si presenterà con
due nuclei uno proveniente dallo spermatozoo con l’apporto paterno e
l’altro, dell’ovocita, con l’apporto materno, e viene definita zigote .
Dopo qualche ora i pronuclei si fonderanno e la cellula fecondata
inizierà a dividersi: avremo così un embrione a due cellule e poi
ognuna di queste a sua volta si dividerà e ogni cellula, se l’embrione
è vitale, continuerà a dividersi. A 48 – 72 ore dal prelievo ovocitario
gli embrioni sono pronti per il trasferimento in utero. A questo punto
i biologi li osservano e danno loro un giudizio basato sulle loro
caratteristiche : la quantità di cellule, la velocità di sviluppo, la
regolarità delle cellule e l’assenza di residui e frammenti.
In base al numero di ovuli prelevati, a quello
successivo di ovociti fertilizzati ed alla loro divisione e crescita,
si arriverà al giorno del transfer con un numero variabile di embrioni.
Non tutti gli embrioni sono uguali: vi sono embrioni che hanno
arrestato la loro crescita , embrioni con caratteristiche tali da
prevedere un loro arresto precoce, ed embrioni anomali. Per il transfer
si selezionano quelli con le caratteristiche che appaiono più vitali:
attualmente si tende a trasferire uno o due embrioni di buona qualità.
Per arrivare ad avere in media due embrioni di buona qualità bisogna
inseminare più ovociti, non tutti infatti si fertilizzano e non tutti
gli embrioni posseggono le caratteristiche necessarie per essere
reimpiantati nell’utero: la percentuale di fertilizzazione varia da un
caso e l’altro così come la percentuale di embrioni di buona qualità.
La percentuale di impianto per ogni embrione trasferito è meno del 20% mentre la percentuale di gravidanza è stimabile attorno al 30% per ogni transfer di 2 embrioni, Le gravidanze multiple sono la causa principale delle nascite di bambini prematuri e sottopeso , evenienze che spesso ne compromettono lo sviluppo e determinano seri problemi. Inoltre non va sottovalutato l’aspetto economico e sociale di un parto plurigemellare. Le coppie non sono preparate ad allevare contemporaneamente più bambini e spesso non hanno i mezzi per attrezzarsi ad un impresa così impegnativa.
In Italia non è più possibile congelare embrioni, ma quando vengono recuperati molti ovociti di buona qualità è possibile congelarli. Molti non sopravvivono allo scongelamento, ma quelli che riescono possono essere iniettati e trasformarsi in embrioni capaci di impiantarsi e dar luogo ad una gravidanza.
A cura della Dottoressa Elisabetta Chelo
Giovedì 10 Dicembre 2009 23:20


CasaSocial
Twitter
UpNews
TechNotizie
Tuttoblog
Fai
Smarking
Spurl
Googlize this
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
Kipapa.cc
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo
Ziczac




Alessia 23/07/10 di
MAD ti fa un regalo!







